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Routine skincare: perché l'ordine dei passaggi conta più del numero di prodotti

Routine skincare: perché l'ordine dei passaggi conta più del numero di prodotti

Chi apre per la prima volta la mensola del bagno di una persona appassionata di cosmetica trova spesso una fila di dieci flaconi.

Sieri, essenze, tonici, oli, ampolle, creme notte. La convinzione diffusa è che una pelle in buone condizioni sia il risultato di una collezione.

I dati che raccogliamo parlando con chi ci chiede aiuto raccontano un'altra storia: la maggior parte dei problemi che le persone attribuiscono a un prodotto "sbagliato" nasce invece dalla sequenza con cui i prodotti vengono stesi, e dal fatto che sono troppi perché ciascuno possa fare il suo lavoro.

Le routine a otto o dieci passaggi e il motivo per cui non rendono di più

Le routine lunghe si sono diffuse a partire dai protocolli cosmetici coreani, poi riadattati e moltiplicati dai contenuti social.

Nel formato originale molti di quei passaggi erano leggerissimi e duravano pochi secondi. Nella versione che circola oggi ognuno è diventato un prodotto autonomo, con la sua concentrazione di attivi e il suo prezzo.

Il problema è aritmetico prima che dermatologico. Ogni formula cosmetica è costruita per funzionare a un certo pH, con una certa quantità di prodotto sulla pelle e in assenza di interferenze.

Sovrapponendo otto formule diverse nell'arco di quattro minuti, quelle condizioni non esistono più per nessuna delle otto.

Un siero che a pH acido lavora bene si ritrova diluito da un'essenza applicata subito prima.

Una crema con emollienti pesanti stesa sotto un attivo idrosolubile ne blocca meccanicamente il passaggio.

C'è poi un effetto che si vede a distanza di settimane: più prodotti usate, meno sapete quale sta facendo cosa.

Se la pelle reagisce male, con otto variabili in gioco non avete modo di isolare la causa. Chi ne usa tre lo capisce in pochi giorni.

La logica della sequenza: dalla texture più leggera alla più occlusiva

Il criterio che regge in quasi tutti i casi è semplice. Si procede dal prodotto più fluido e acquoso verso quello più denso e grasso. Non è una convenzione estetica.

Le formule acquose contengono molecole che attraversano lo strato corneo solo se lo trovano libero; quelle ricche di burri, siliconi e cere formano una pellicola che rallenta l'evaporazione e, di conseguenza, rallenta anche l'ingresso di qualsiasi cosa venga applicata dopo.

Un ordine di lavoro plausibile per la sera è questo:

  1. detergente

  2. eventuale tonico o formulazione acquosa

  3. siero, cioè il prodotto con la concentrazione di attivi più alta

  4. crema idratante o emolliente

  5. eventuale olio o balsamo, sempre per ultimo

Che cosa succede quando si inverte? Se stendete l'olio prima del siero, il siero resta in superficie.

Non fa danni, semplicemente non arriva dove dovrebbe e voi state pagando un prodotto attivo per ottenere l'effetto di una crema qualunque. Se applicate una crema molto ricca prima di un esfoliante chimico, l'esfoliante lavora in modo disomogeneo, agendo solo dove la pellicola è più sottile.

Il risultato che si osserva allo specchio è un'irritazione irregolare, che quasi sempre viene attribuita all'attivo e non alla sua collocazione nella sequenza.

Al mattino la logica cambia su un punto solo. La protezione solare va sempre in ultima posizione, dopo qualsiasi crema, e non va diluita mescolandola con altro nel palmo della mano.

Le percentuali dichiarate sull'etichetta valgono per una quantità precisa di prodotto steso in modo uniforme.

I pochi passaggi che reggono in qualunque routine

Riducendo all'osso, i passaggi che restano validi per quasi tutti i tipi di pelle sono tre e mezzo.

Detersione la sera. Idratazione. Fotoprotezione al mattino. Il mezzo passaggio è il trattamento mirato, cioè quel singolo prodotto che scegliete in funzione di un obiettivo specifico e che potete anche non avere.

Sulla fotoprotezione esiste un'indicazione operativa che vale la pena conoscere. La Società Italiana di Dermatologia ricorda che i filtri solari vanno applicati nella quantità di 2 mg per centimetro quadrato, quindici o trenta minuti prima dell'esposizione, e riapplicati ogni due ore anche quando il prodotto è resistente all'acqua.

Nello stesso documento si legge che un SPF 30 assorbe circa il 97% dei raggi UVB e un SPF 50 il 98%, con incrementi marginali oltre quella soglia. Tradotto in pratica: conta molto di più quanto prodotto stendete che il numero stampato sulla confezione.

La detersione merita una precisazione. Detergere due volte di seguito ha senso la sera se avete usato trucco o filtri solari resistenti, molto meno al mattino, quando la pelle ha solo passato la notte su un cuscino.

Sull'idratazione circola un equivoco che vale la pena chiarire. Una pelle che produce molto sebo non è per questo una pelle idratata: sebo e acqua sono due cose diverse, e le formule troppo aggressive usate per "sgrassare" spesso peggiorano proprio la produzione di sebo.

Chi ha la pelle mista se ne accorge quando passa a un detergente più delicato e nota che la zona centrale del viso diventa meno lucida nel giro di qualche settimana.

Gli attivi che è meglio non sovrapporre

Alcune combinazioni non creano un pericolo, creano un annullamento reciproco o un'irritazione evitabile. Le più frequenti sono queste:

  • Retinoidi ed esfolianti acidi nella stessa applicazione: entrambi accelerano il turnover cellulare e insieme superano facilmente la soglia di tolleranza, soprattutto sulle pelli sottili.

  • Vitamina C in forma pura e retinoidi: lavorano a pH molto distanti e messi insieme rendono meno di quanto renderebbero separati. Meglio l'una al mattino, l'altro alla sera.

  • Due esfolianti diversi nella stessa settimana su una pelle che non li ha mai visti: la barriera cutanea impiega giorni a ricostituirsi e non ne ha il tempo.

  • Perossido di benzoile e vitamina C: la sovrapposizione tende a ossidare l'attivo e a sprecarlo.

Un dettaglio pratico sull'etichetta. Il Regolamento (CE) n. 1223/2009 impone che gli ingredienti siano elencati in ordine decrescente di peso al momento dell'incorporazione, con la possibilità di indicare in ordine sparso quelli presenti sotto l'1%.

Vuol dire che l'attivo pubblicizzato sulla confezione, se compare in fondo alla lista, potrebbe essere presente in quantità minima.

Leggere le prime cinque voci dell'INCI vi dice più di qualsiasi claim in prima pagina.

Quanto tempo serve prima di poter giudicare un prodotto

Qui si perde la maggior parte delle persone. La pelle si rinnova completamente in circa ventotto giorni nei soggetti giovani, con tempi che si allungano progressivamente con l'età.

Un prodotto che agisce sul rinnovamento cellulare non può mostrare nulla di significativo prima di un ciclo completo, e per molti attivi la valutazione onesta arriva dopo due o tre mesi.

Cosa si può valutare prima: la tollerabilità.

Bruciore persistente, rossore che non passa in un'ora, prurito, comparsa rapida di desquamazione sono segnali che il prodotto o la sua frequenza non vanno bene, e si vedono entro pochi giorni. Tutto il resto richiede pazienza.

La regola operativa che funziona meglio è introdurre un solo prodotto nuovo alla volta e lasciarlo lavorare almeno quattro settimane prima di aggiungerne un altro.

Sembra lento.

È l'unico modo per sapere davvero da dove viene un miglioramento o un peggioramento.

Quando conviene farsi guidare invece di procedere per tentativi

Il metodo dei tentativi ha un costo che quasi nessuno calcola: dodici mesi di acquisti sbagliati valgono facilmente diverse centinaia di euro, e nel frattempo la pelle ha attraversato cicli di irritazione che non erano necessari.

Ci sono situazioni in cui vale la pena far leggere la propria routine a qualcuno che le legge di mestiere.

Quando avete più di quattro prodotti e non sapete più a cosa serva ciascuno. Quando cambiate abitualmente formula ogni due settimane perché "non funziona".

Quando la stessa reazione si ripresenta con prodotti diversi, il che di solito indica un problema di sequenza o di frequenza e non di ingrediente.

Una consulenza skincare parte in genere da un'analisi delle caratteristiche della pelle e dalla ricostruzione di quello che state già usando, per poi definire ordine, frequenze e quantità: sulla pagina dedicata di ArtiziaStyle trovate come è impostato questo tipo di percorso e quali aspetti vengono presi in esame, dalla detersione alla fotoprotezione fino agli interventi complementari sul viso.

Resta un limite da tenere presente. La consulenza cosmetica lavora sulla routine e sui prodotti, non sulla diagnosi.

Se avete lesioni che non guariscono, un nevo che cambia forma o colore, una dermatite che ritorna a cicli, il riferimento è il dermatologo e nessuna sequenza di sieri sostituisce quella visita.

Vi consigliamo di tenere separati i due piani fin dall'inizio, anche perché il professionista serio ve lo dirà da solo.